Pressioni significative sul testatore fragile, tra captatio benevolentiae, dolo e violenza tra annullabilità per incapacità e indegnità a succedere

Cass. sez. II, 01/05/2026 n. 12.238, rel. Fortunato:

Sul primo tema:

<<La Corte di merito ha spiegato che le condizioni mediche della de cuius, sebbene caratterizzate da molteplici patologie legate anche all’età, non erano tali da aver determinato una condizione di totale annullamento della capacità di intendere e di volere, sostenendo che non è possibile escludere che gravi patologie cliniche possano causare stati confusionali e alterazioni dello stato di coscienza, ma anche che tali fattori non erano così gravi da aver cagionato la perdita della capacità di intendere e di volere.

Non era stato refertato alcun disturbo della coscienza ed anzi la de cuius era apparsa in condizioni vigili, collaborative, era orientata e con linguaggio normale.

Era invece sopravvenuto, dopo la redazione del testamento, un disturbo dello stato di coscienza verosimilmente collegato all’agitazione psicomotoria con vomito ematico, ma non al momento dell’atto, sebbene a distanza di poche ore.

Il relativo accertamento investe il giudizio di fatto, che resta incensurabile poiché adeguatamente motivato.

La sentenza ha certamente escluso uno stato di incapacità permanente e la circostanza che, nella mattinata del 29 Gennaio 2012, la testatrice non fosse in condizioni di autodeterminarsi e non potesse testare era circostanza di cui la parte avrebbe dovuto fornire puntuale dimostrazione, essendo emersa una condizione di alterazione dello stato mentale a distanza di ore dal testamento; né risulta che tale patologia da cui era affetta la de cuius fosse tale da manifestarsi entro un più lungo arco temporale con una sintomatologia incidente sulle capacità mentali.

Lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, per cui spetta a chi impugna il testamento dimostrare la incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da una patologia totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo (Cass. in. 3934/2018).

Anche in caso di infermità intermittente o ricorrente, allorché si alternino periodi di capacità e di incapacità, non opera alcuna presunzione e la prova dell’incapacità deve essere data da chi impugna il testamento (Cass. n. 25053/2018).>>

Sul secondo tema:

<<5. Il quarto motivo denuncia la violazione degli artt. 463, n. 5 c.c., per aver la sentenza negato che Ca.Ro. e Ar.Gi. fossero indegni a succedere pur avendo incaricato un notaio di redigere il testamento a poche ore dal decesso della testatrice.

Il motivo è infondato.

La Corte di merito ha stabilito che, sebbene la testatrice fosse affetta da molteplici patologie, non vi era prova che fosse stata dolosamente indotta a testare o che versasse in condizioni di incapacità, evidenziando anzi che il coinvolgimento del notaio era volto proprio a consentire alla de cuius di esprimere una volontà genuina, posta anche l’insussistenza di una causa di esclusione dell’incapacità.

Avendo la de cuius disposto in condizioni di capacità, è in radice esclusa l’esistenza di una causa di indegnità.

D’altronde, ai fini della sussistenza dell’indegnità a succedere di cui all’art. 463 n. 4 c.c., mentre la violenza morale consiste nella coartazione psichica diretta del testatore, sì che questi manifesti una volontà diversa da quella effettiva, per la sussistenza della captazione, che deve essere configurata come il dolus malus causa dans trasferito dal campo contrattuale a quello testamentario, non basta una qualsiasi influenza esercitata sul testatore tramite sollecitazioni, consigli, blandizie e promesse, ma è necessario il concorso di mezzi fraudolenti, i quali, valutati in relazione all’età, alle condizioni psichiche e allo stato di salute del de cuius, siano idonei ad ingannarlo e ad indurlo a disporre in modo difforme da come avrebbe deciso se il suo libero orientamento non fosse stato artificiosamente e subdolamente deviato (Cass. 5209/1986; Cass. 2122/1991; Cass. 26258/2008)>>.