
Il marchio del supermercato Trader Joe’s è riprodotto nei prodotti venduti dal sindacato ivi presente, ma con significative aggiunte: la parola UNITED e il logo del pugno afferrante un oggetto (espressione di lotta e antagonismo).
Il supermercato fa causa al sindacato, azionando la legge marchi: perde in primo grado ma ottiene ragione in appello (App del 9 circuito 8 sett. 2025, Nos. 24-720, 2826 – D.C. No. 2:23-cv-05664- HDV-MAR. ) ove viene riconosciuto il rischio di confusione.
Il caso è interessante (viene il sospetto di un’azione “punitiva” verso il sindacato) e dubbia ne sarebbe la valutazione da noi.
Alcuni aspetti:
i) l’uso è su oggetti che vengono venduti e quindi è commerciale, anche se non è ente lucrativo il sindacato. Quindi è incerto se ricorra <<l’attività economica>> richiesta dall’incipt dell’art. 20.1 cod propr. ind.
ii) la confusione è quasi impossibile;
iii) il segno dell’attore è probabilmente rinomato.
iv) la norma di riferimento sugli usi leciti del marchio altrui è l’art. 21.1 cod. propr. ind. (e qui eventualmente le lett. b) e/o c) ).
Proprio in argomento è il recentissimo paper Source & solidarity di Sari Mazzurco , contraria alla decisione della corte di appello per un motivo radicale: il segno del sindacato non vuole esprimere ciò che i marchi esprimono e cioè la fonte aziendale del prodotto o servizio marcato (assomiglia alla nota questione dell’uso artistico del marchio rinomato altrui, ma se ne diferenzia perchè quest’ultiumo uso è a fini lucrativi).
<<I contend the core, normative basis for trademark law’s application to labor unions is labor solidarity. That’s to say, courts shouldn’t conceive of unions’ names and insignia as source indicators – because they aren’t. The protection of “goodwill” (however ill-defined)47 may be the better framing, but unions’ names and insignia embody a characteristically different form of goodwill than trademarks. They do not stand for the quality of the union’s service or its members’ goods,48 but rather for public sentiment toward labor’s cause of improving workers’ conditions.49 Nor are unions’ use of names, labels, and employers’ names purely expressive50; they advance political purposes through commercial devices.51 Labor solidarity should be courts’ beacon when navigating union-trademark disputes, but that doesn’t mean courts should endeavor to reach an outcome that “most” or “best” supports labor solidarity. Rather, labor solidarity should color how courts understand the dispute in front of them – what exactly is at stake, how to ascertain “harm,” etc. It orients analysis; it doesn’t specify an outcome. And, importantly, unlike the current jumbled state of trademark jurisprudence on unions, it should render trademark analyses legible and normatively moored.>>
(notizia e link alla sentenza da Mark Lemley)