Cass. sez. II, 30/04/2026 n. 11.937, rel. Picaro:
<<La petitio hereditatis, infatti, è un’azione recuperatoria volta ad ottenere oltre al riconoscimento della qualità di erede, il rilascio in tutto, o in parte dei beni ereditari, e può essere esercitata anche per far valere i diritti di credito della massa ereditaria derivanti da illegittimo prelievo da parte del cointestatario del conto corrente (vedi Cass. 24.9.2020 n. 20024; Cass. n.10557/2001).
Si deve quindi ritenere che la simultanea domanda di accertamento dell’appartenenza alla massa ereditaria sia dei BOT, che del conto corrente bancario cointestato, e di divisione in ragione della qualità di eredi di tutto il patrimonio relitto da Ca.Pa., compresi quindi anche i crediti ed i debiti della massa ereditaria, fossero idonee a legittimare la pronuncia in questione.
Tra coeredi, infatti, la resa dei conti, di cui all’art. 723 c.c., quando non sia basata su una gestione di affari altrui, o su uno specifico mandato ad amministrare conferito ad uno dei coeredi per la gestione di beni ereditari e richieda quindi una specifica domanda per la sua autonoma causa petendi, può costituire semplicemente un’operazione inserita nel procedimento divisorio e quindi strumentalizzata al fine di calcolare nella ripartizione dei frutti le eventuali eccedenze attive o passive della gestione e di definire conseguentemente tutti i rapporti inerenti alla comunione ereditaria (Cass. n. 6358/1993 e Cass. n. 5720/1984). In tali ipotesi una domanda specifica di rendiconto è superflua, perché il rendiconto è strumentale alla formazione dello stato attivo della massa ereditaria oggetto della domanda di divisione (Cass. n. 14256/2016; Cass. n.5861/2016) e la necessità dell’istanza di rendiconto va intesa in senso ampio, ossia come comprensiva di qualsiasi istanza con la quale si siano fatti valere debiti e crediti dipendenti della comunione, mentre non si richiede una domanda ulteriore volta alla liquidazione del credito sulla massa ereditaria con il sistema dei prelevamenti, o con l’incremento della quota, essendo l’imputazione il modo normale di regolamento dei debiti dipendenti dalla comunione e dovendo a tanto provvedere il giudice della divisione in modo autonomo (Cass. n. 1458/2002; Cass. n. 19793/1993).
Ne consegue che nella specie, pur mancando una formale ed autonoma domanda di rendiconto, i coeredi costituiti di Ca.El. hanno manifestato ab origine con una specifica domanda la volontà di fare ricomprendere nella massa ereditaria da dividere anche i BOT ed il conto corrente cointestato tra il de cuius e la seconda moglie, che pacificamente erano nella disponibilità esclusiva di quest’ultima, al fine di includerli nella divisione>>.