Cass. sez. III, 21/11/2025 n. 30.701 rel. Pellecchia:
<<Al contrario, proprio nella fattispecie dell’art. 2053 c.c., un sia pure risalente approdo di legittimità, peraltro tuttora convincente ed al quale il Collegio intende assicurare continuità, ha ammesso la coesistenza della responsabilità di nudo proprietario ed usufruttuario, poiché, quando il proprietario di edificio pur senza perderne l’ingerenza, non trae temporaneamente dalla cosa alcuna utilità perché il godimento spetta ad un terzo, come accade nel caso che il contenuto del dominio sia limitato o compreso dall’usufrutto, la presunzione – o, se si preferisce, la responsabilità sostanzialmente oggettiva – stabilita dall’art. 2053 c.c. per la rovina dell’edificio opera a carico dei titolari dei due distinti diritti; ne consegue che, in tale ipotesi, il proprietario e l’usufruttuario sono obbligati in solido al risarcimento, ai sensi dell’art. 2055 c.c. (Cass. Sez. 3, Sentenza N. (Omissis)3 del 07/05/1957). [incomprensibile: l’art. 2053 menziona solo il proprietario]
A questo riguardo, non giova all’odierna resistente all’incidentale la fisiologica distinzione tra un nudo proprietario e un usufruttuario, poiché rispetto ad essi ben può predicarsi un concorso ai sensi dell’art. 2055 c.c., ciascuno per il rispettivo titolo di responsabilità.
Sul punto, mette conto osservare che, alla luce della ferma giurisprudenza di questa Corte (ex ceteris, Sez. U, Sentenza n. 13143 del 27/04/2022; Sez. 3, Ordinanza n. 26736 del 15/10/2024; Sez. 3, Ordinanza n. 9969 del 16/04/2025), ai fini della responsabilità solidale di cui all’art. 2055, comma 1, c.c., norma sulla causalità materiale integrata nel senso dell’art. 41 c.p., è richiesto solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano fra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità, in quanto la norma considera essenzialmente l’unicità del fatto dannoso e riferisce tale unicità unicamente al danneggiato, senza intenderla come identità delle norme giuridiche violate; la fattispecie di responsabilità implica che sia accertato il nesso di causalità tra le condotte, caso per caso, in modo da potersi escludere se a uno degli antecedenti causali possa essere riconosciuta efficienza determinante e assorbente tale da escludere il nesso tra l’evento dannoso e gli altri fatti, ridotti al semplice rango di occasioni.
8. Sulla base di tali premesse, rilevata la fondatezza del ricorso incidentale, dev’essere disposta la cassazione della sentenza impugnata, che in modo non corretto ha omesso di esaminare nel merito l’alternativa o concorrente domanda, fondata sul diverso titolo di responsabilità di cui all’art. 2053 c.c., dispiegata dagli originari attori e per nulla incompatibile col diverso titolo di responsabilità per danni da cose in custodia, l’uno e l’altro riposando su differenti presupposti di fatto e di diritto ed essendo sottoposti a diversificati regimi probatori e di cause di esenzione. Va, di conseguenza, disposto rinvio alla Corte d’Appello di Napoli, che, in diversa composizione, esaminerà nel merito – questo restando, beninteso, impregiudicato dalla presente sentenza – la domanda proposta dai sigg.ri Ma. e Gi.An. nei confronti di Es.Lu. ai sensi dell’art. 2053 c.c., alla luce dei principi sopra illustrati>>.
Insomma non è chiaro se la SC ammetta il concorso tra diversi titoli di responsabilità (proprietario ex art. 2053 cc e usufruttuiario ex art. 2051 cc: certamente ammissibile) oppure il concorso di entrambi ma nel medesimoe d unico titolo, l’art. 2053 cc (non ammissibile).-